Il 2026 si apre con segnali incoraggianti sul recupero degli inerti e sulla riduzione delle emissioni nel settore delle costruzioni: a metterlo in evidenza è Quattro A, attiva nel settore dei materiali e dei servizi per l’edilizia, le infrastrutture e la gestione ambientale.
Roma, 26 gennaio 2026 – Grazie all’ottimizzazione logistica, all’impiego di mezzi a minor impatto e al maggiore ricorso ai materiali riciclati, Quattro A, storicamente attiva nell’ambito del Gruppo Seipa nei settori estrattivo, di trasporto, recupero e riciclo dei materiali inerti e di supporto alle opere infrastrutturali ed edili, registra segnali incoraggianti sulla riduzione delle emissioni nel settore delle costruzioni.
In uno scenario in cui il comparto edile resta centrale per consumi e produzione di scarti, i numeri aiutano a inquadrare la sfida: nell’Unione Europea il consumo annuo di materiali è pari a 1.094 milioni di tonnellate, mentre i rifiuti da costruzione e demolizione raggiungono 305 milioni di tonnellate.
Italia: leader nel riciclo, ma con un “collo di bottiglia” nel riutilizzo.
Il Report 2026 di Quattro A riprende un dato strutturale del mercato: in Italia il 98% dei rifiuti inerti viene avviato a riciclo, ma la quota che torna davvero a sostituire i materiali vergini nei nuovi interventi è ancora minima, con un tasso di sostituzione medio pari allo 0,4%.
«Insomma, il materiale viene correttamente riciclato, ma non trova ancora un impiego diffuso nelle nuove costruzioni. Questo limita l’impatto positivo che il settore potrebbe generare in termini di riduzione delle emissioni e di minore consumo di materie prime naturali» spiegano gli analisti di Quattro A.
A pesare è anche l’ordine di grandezza del fenomeno: l’Italia produce 81,4 milioni di tonnellate/anno di rifiuti inerti da costruzione e demolizione (C&D), che rappresentano il 50,6% dei rifiuti speciali.

Il modello industriale: sostituzione oltre il 50% e obiettivo 60%.
Accanto al dato medio nazionale, Quattro A richiama le best practice di filiera: nei siti del Gruppo Seipa di cui l’azienda fa parte, il tasso di sostituzione degli aggregati arriva a superare il 50% (con valori riportati fino al 55%), dimostrando che la chiusura del ciclo è realizzabile su scala industriale.
L’orientamento dichiarato è di arrivare al 60% entro il 2026, consolidando un modello capace di aumentare l’impiego di materie prime-seconde e ridurre la pressione sulle risorse naturali.
Benefici potenziali: meno materiali vergini e meno CO2.
Portare il tasso di sostituzione nazionale verso livelli da best practice avrebbe un impatto misurabile: tra gli effetti stimati figurano un risparmio di oltre 20 milioni di tonnellate/anno di materiali vergini e una riduzione di circa 4,6 milioni di tonnellate di CO2.
«Ridurre le distanze di trasporto, valorizzare i materiali riciclati e investire in processi sempre più efficienti significa contribuire in modo concreto alla decarbonizzazione del settore delle costruzioni» sottolineano gli specialisti di Quattro A.
Il Report 2026 conferma l’impegno di Quattro A e più in generale del Gruppo Seipa nel promuovere modelli produttivi sostenibili, capaci di coniugare sviluppo infrastrutturale, tutela del territorio e riduzione dell’impatto ambientale, rafforzando il ruolo del recupero degli inerti come elemento chiave per il futuro del comparto.
Ma se il trend Quattro A relativo alle materie prime-seconde è positivo, confermando l’efficacia dei processi di recupero nei siti Seipa, su scala nazionale, l’effettivo impiego degli inerti riciclati nei nuovi progetti edilizi resta molto basso, fermandosi appunto allo 0,4%. Ed è su questo passaggio —dal “riciclare” al “riutilizzare”— che si gioca la vera accelerazione della transizione nel settore delle costruzioni.
Per Quattro A la priorità del 2026 è ora quella di contribuire a colmare questo divario attraverso filiere più integrate, programmazione dei flussi di cantiere e un dialogo sempre più stretto con imprese, progettisti e stazioni appaltanti, affinché i materiali riciclati diventino una scelta ordinaria, tracciabile e competitiva.
L’obiettivo è trasformare un’eccellenza industriale in un risultato di sistema, capace di generare benefici ambientali misurabili e un uso più responsabile delle risorse.
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