
Un viaggio di rifiuti che passava per tre città: Roma, Napoli e Brindisi. È quanto scoperto dagli inquirenti lavorando sulle visure camerali, verificando quello che è stato definito l’”Impero Cerroni”.
L’operazione ha portato all’arresto di sette persone e al sequestro di quasi 18 milioni di Euro. Come nascevano le connivenze che consentivano di smaltire illegalmente i rifiuti pericolosi?
Tutto nasce dalla prima visura camerale, che collega Cerroni a Fiorillo, il quale aveva una discarica a cielo aperto. Fiorillo viene arrestato nel 2009, quando l’inchiesta inizia a fare il suo corso a Lecce.
Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza connivenze: oltre a sversare illegalmente rifiuti pericolosi, Fiorillo e Cerroni corrompevano chi si occupava di analizzare i terreni per conto degli enti pubblici. I chimici abbassavano il livello di pericolosità e questo consentiva di ridurre notevolmente i costi di smaltimento per la “cricca” che poteva quindi insabbiare le condizioni dei terreni mentre continuava ad inquinare.
A complicare ancora di più la situazione è la riapertura della discarica dalla quale è partito tutto, anche se Cerroni e Fiorillo non compaiono più nella visura camerale dell’azienda. Gli inquirenti non escludono l’infiltrazione mafiosa (un filone ancora sotto osservazione da parte degli organi competenti), mentre tre persone hanno richiesto il rinvio a giudizio.
Altra visura camerale che le Forze dell’Ordine hanno analizzato è quella della società Ines Sud. L’azienda, che aveva tra i soci anche Fiorillo, era proprietaria di diverse aziende, tra cui l’azienda che si occupava di smaltire i rifiuti pericolosi attraverso la discarica (sempre con Fiorillo con i soci).
Ora, l’attenzione si concentra su Brindisi, perché la discarica appena riaperta si trova lì: sia la Regione Puglia, sia il Comune non riescono a dare risposte concrete e alternative. Formica Ambiente, eliminati i soci arrestati, chiede ora di poter ampliare lo spazio dedicato allo “smaltimento” dei rifiuti, per una capienza totale di 837mila metri cubi.
Il giro di affari illeciti continua a destare preoccupazione nei cittadini brindisini, mentre la magistratura inizia a dare le sue risposte su quello che è ormai il “malcostume” dello smaltimento dei rifiuti più pericolosi e più difficili da smaltire.